Questa volta ci diamo alla forma del saggio con una storia del movimento verde in Italia, per capire origini, filosofie, vicende e possibilità future di un ecologismo politico ormai disperso. E' di nuovo un pezzo un po' vecchio, già apparso tempo fa sul sito, ormai defunto, dei Radicali di Sinistra e citato un po' di volte sulle pagine di Wikipedia. Per ora il tempo sembra non permettermi molto più di mettere in ordine e catalogare tra le cose che ho già scritto da tempo.

Il vero problema nella ricostruzione della storia del movimento «verde» è che, almeno in Italia, è mancata al suo interno la coscienza della necessità di sviluppare la memoria storica e che quindi non è mai stata avviata un’opera organica e coerente di raccolta e selezione dei relativi documenti. In linea generale si può affermare che l’approccio organizzato alla questione ambientale in Italia si è strutturato in tre filoni: conservazionismo, ecologismo politico, ambientalismo. (Diani 1988, 47-56). Il primo si rifà a un certo moderatismo, supportato dal lavoro volontario e da modalità lobbistiche. Il concetto fondamentale di quest’approccio è quello di difendere beni estetici, paesaggistici, naturali e storico-artistici, che prima dell’industrializzazione non erano mai stati in pericolo, dal deterioramento. Gli obiettivi fondamentali sono l’attività diretta di protezione della natura ancora “selvaggia” e dei monumenti e l’educazione a più alti livelli di coscienza ambientale. Si rifanno a questa tipologia le primissime associazioni ambientaliste, supportate dai ceti sociali borghesi. L’ecologismo politico si è sviluppato all’interno dei movimenti sociali del ’68 ed è la tipologia all’interno della quale si sono sviluppate le posizioni più di «sinistra», che più facilmente si sono potute ricollegare a intellettuali e movimenti marxisti. L’interesse per l’ambiente si allarga qui a tutte le zone antropizzate, non più solo a quelle definite “di pregio”, affrontando gli aspetti sociali della questione ambientale e promovendo la trasformazione della società in modo da inibire le cause del degrado. Infine, l’ambientalismo si è sviluppato come parte del radicalismo libertario, per non dire che è nato negli anni ’70 all’interno dell’area di influenza diretta del Partito Radicale. Questo approccio si caratterizza per l’eclettismo, che lo porta ad assimilare e sostenere sia lotte conservazioniste, sia campagne dell’ecologismo politico, sostenendo una visione dell’azione politica basate su issue singole.

 

In Italia le prime attività organizzate nel campo della difesa della natura e del paesaggio si sono sviluppate all’interno di associazioni di vario tipo, non sempre dedite unicamente alla protezione dell’ambiente (Touring Club Italiano, Club Alpino Italiano, Pro Montibus et Sylvis solo per citare qualche esempio). Verso la fine del XIX secolo l’interesse principale era soprattutto estetico e di tutela paesaggistica. Questo tipo di ambientalismo nacque principalmente da un’attenzione elitaria e intellettuale per la costituzione di parchi naturali e la difesa di quelli che venivano definiti «monumenti naturali». Durante il fascismo il movimento subì un tendenziale declino, sia come movimento d’opinione, sia per quanto riguarda gli atti effettivi. Anche la salvaguardia della natura perse colpi a causa della politica autarchica di Mussolini, dell’intenso sfruttamento delle risorse e dell’industrializzazione forzata. L’ambientalismo visse poi un rinnovato momento di espressione pubblica subito dopo la seconda guerra mondiale. Tra il 1950 e il 1968 nacquero infatti le principali associazioni ambientalisti cosiddette “storiche” (Italia Nostra, Pro Natura, LIPU e WWF), senza però riuscire ad uscire da una ristretta area di riferimento, fondamentalmente borghese e di alto livello educativo. I metodi utilizzati da queste organizzazioni per influenzare la politica rientrano in quelle del conservazionismo classico e miravano ad affrontare la questione ambientale dal punto di vista della razionalizzazione dell’esistente (Lodi, 1988). Le principali battaglie in questa fase furono quelle contro la cementificazione delle coste, la deturpazione dei centri storici e la diffusione di raffinerie di petrolio sovradimensionate e inquinanti. La scoperta di massa dell’ecologia si può far risalire al periodo a cavallo fra anni ’60 e ’70, quando l’attenzione ai pericoli posti all’uomo stesso dall’abuso della natura si imposero all’opinione pubblica e ai grandi mezzi di comunicazione.

 

A segnare la definitiva trasformazione dell’ambientalismo in un movimento di massa furono una serie di eventi catastrofici, come l’incidente di Severo del 1976, che fecero capire all’ampio pubblico che depredare e ferire l’ambiente, significava allo stesso tempo l’avvio di un processo autodistruttivo da parte dell’uomo. Oltre a ciò, la crisi petrolifera avviatasi nel ’73 e le successive politiche di austerità avviarono nell’opinione pubblica e nelle classi politiche una riflessione sulle concezioni dello sviluppo e sui modi di correggere gli effetti più indesiderabili messi in atto da quella in atto. Le prime avvisaglie dello sviluppo dell’ecologismo politico vanno trovate nella fondazione di alcune riviste (Sapere e Ecologia) e di due associazioni dell’élite scientifica formatasi nel corso del movimento sociale post-sessantottino: Geologia Democratica (1973) e Medicina Democratica (1976).

 

Nel periodo immediatamente successivo, a cavallo del 1980, nacquero le ultime associazioni ambientaliste in ordine di tempo, più impegnate politicamente. Le principali sono la Lega per l’ambiente, nata come costola dell’ARCI, che rivestì un ruolo importante all’interno dell’area subculturale rossa, e le associazioni nate sotto l’influenza del Partito Radicale, come gli Amici della Terra, la Lega Antivivisezione e la Lega per l’Abolizione della Caccia. Nacque inoltre nel 1981 a Bologna la prima forma di coordinamento tra le associazioni ambientaliste ed ecologiste, il cosiddetto «Arcipelago Verde». Nel 1986 si formò poi Greenpeace Italia, un’associazione impegnata nell’intervento diretto e nelle manifestazioni ad effetto, che tenta di sfruttare le tecniche di opinion making e di guerriglia non violenta più avanzate ai fini della promozione della coscienza ambientale e di intervento in casi di necessità. Da menzionare ancora il fatto che a partire dal 1978 vennero fondate anche associazioni ecologiste di destra: i Gruppi di Ricerca Ecologica, espressione del MSI, e poi nel 1987 Fare Verde e Azione Ecologica, legate soprattutto al tema della nostalgia comunitaria e di un ritorno a una diversa relazione con la natura, vista nel rispetto di certe condizioni di vita tradizionali (Loreti 1999).

 

La definitiva politicizzazione del movimento si ebbe nel corso degli anni ’80. Le primissime liste a carattere ambientalista si formarono già fra il ’78 e l’80, ma furono esperienze molto locali, senza una reale prospettiva a livello nazionale. È nel 1983 che, grazie all’impegno dei radicali, vengono presentate le prime liste elettorali verdi di un qualche rilievo nazionale. Queste parteciparono poi al processo costitutivo della Federazione delle Liste Verdi nell’86, assieme a liste verdi locali, esponenti di varie associazioni ambientaliste e di Democrazia Proletaria. Precedente, del 1985, fu invece la scelta formale del simbolo, ancora in uso, del «Sole che ride». Nell’89 alle elezioni europee si presentarono poi due liste verdi distinte, una più orientata verso l’ecologismo politico (Verdi Arcobaleno) e l’altra verso la tradizione delle liste verdi locali (Federazione dei Verdi). Queste due liste ritrovarono la via dell’unità solo nel 1990.

 

Alla fine di questo processo dalle elite alle masse, i temi della contestazione ecologica sono entrati a far parte, in maniera più o meno efficace, del lessico di gran parte dei partiti e dei movimenti politici, in parte usurpandone il ruolo e cancellandone l’efficacia.

 

Bibliografia

Isole nell'arcipelago, Diani M., 1988, Il Mulino
La sfida verde, Biorcio R. e G. Lodi, Liviana
Gli amici di Gaia. Storia, atteggiamenti e comportamenti degli ambientalisti italiani, Loreti A., 1999, La Sapienza
Foglie di fico. Luci e ombre del movimento ambientalista, Apuzzo S., 2004, Kaos Edizioni
Sorci verdi. L'ambientalismo, la politica, le lotte di potere: quattro anni da portavoce dei Verdi., Carlo Ripa di Meana, Kaos Edizioni
La difesa dell'ambiente in Italia: storia e cultura del movimento ecologista, Della Seta R., 2000, Franco Angeli

 

Sitografia
Italia, Germania, Francia. I Verdi al governo: la vera natura degli ecologisti. Storia critica di prospettiva ecomarxista da ecn.org.
Il Sole che non ride più. Storia critica di prospettiva liberista di Leonardo Tirabassi dalla rivista Ideazione.